Dieta Lemme: pericolosa e contraria alla scienza

RICEVIAMO E CON PIACERE DIFFONDIAMO

 

 

imagesUna delle diete oggi più “di moda” in Italia è proposta da Alberico Lemme, un laureato in farmacia che sembra non appartenere a nessun ordine professionale sanitario, sfuggendo così ad aspetti di responsabilità che sono invece propri degli operatori della salute.

Pericolosi messaggi contro la scienza
Riporto e commento un elenco di affermazioni inopportune e in molti casi socialmente pericolose fatte da Lemme, spesso amplificate dalla sistematica partecipazione a talk-show televisivi di successo:
La frutta alimenta il tumore: I dati sul rapporto tra frutta e il controllo del cancro (non la sua induzione) sono documentati dall’American Institute of Cancer Research e dalla World Cancer Research Fund. L’eccesso di frutta negli obesi può avere qualche correlazione con la malattia tumorale, ma in dosi equilibrate la frutta è altamente protettiva. Salvo che in rarissime occasioni, la frutta appare vietata nei suggerimenti nutrizionali di Lemme; peccato che quasi tutti i prodotti dolciari “dimagranti” in vendita nei suoi shop siano a base di fruttosio. Qualcosa non quadra.
La dieta Mediterranea nutre il tumore: la relazione tra dieta Mediterranea e riduzione delle malattie degenerative è un dato acquisito e rivalutato scientificamente nel tempo anche in mesi recenti. Sentire parlare della dieta Mediterranea come della dieta più ingrassante conosciuta fa venire i brividi.
La chemioterapia non serve: nonostante l’intenso dibattito sulla azione non sempre risolutiva della chemioterapia antitumorale, in moltissime forme tumorali la chemioterapia ha fatto e continua a fare la differenza tra sopravvivenza e morte. Messaggi di questo tipo sono falsi e negano la speranza ai malati e ai sani.
L’attività fisica non serve a nulla: L’attività sportiva, sia di tipo aerobico prolungato, sia di tipo anaerobico ripetuto di breve durata, apre i canali del glucosio (GLUT4) e contribuisce sempre al miglioramento della sensibilità insulinica. Perché si perda massa grassa l’attività fisica va integrata da una corretta alimentazione, ma resta un documentato strumento di miglioramento delle risposte metaboliche e di prevenzione antitumorale.

I motivi di alcuni iniziali successi:
Abolizione quasi totale dei carboidrati nella prima fase di dimagrimento.Comunque camuffata, la prima fase di dimagrimento è proposta in modo apparentemente individualizzato (telefonata diretta con Lemme ogni due giorni) e richiede una dieta dissociata a base di quantità libere di proteine della carne o del pesce. Questi suggerimenti nutrizionali hanno caratteristiche simili alle diete iperproteiche di Dukan o di Atkins. È documentato che un carico esclusivo di proteine obbliga fegato e reni ad un eccessivo lavoro di disintossicazione che può rivelarsi pericoloso.
Apparente libertà alimentare (il messaggio è di mangiare fino a 10 Kg di carne o di pesce in ogni singolo pasto). In realtà l’esperienza pratica insegna che dopo un paio di giorni di “eccessi”, quando si può mangiare un solo componente alimentare, si riduce l’assunzione di cibo e complessivamente si arriva ad una riduzione delle calorie assunte, come in una dieta ipocalorica.
Uso mattutino della pasta. Nella fase di dimagrimento, l’unica eccezione all’uso esclusivo di proteine è proposto dalla assunzione ritmata di quantità libere di pastasciutta cotta senza sale e condita con olio e peperoncino. Le prime ore dopo il risveglio sono quelle in cui ogni mammifero ha una capacità di metabolizzazione e di consumo più elevate. La quantità può essere libera (fino a 10 chili) ma per gli stessi motivi appena segnalati c’è una autolimitazione che ne riduce l’assunzione. Lo stimolo metabolico indotto dalla prima colazione è comunque uno dei pochi punti condivisibili, insieme alla eliminazione del saccarosio.

Punti controversi:
– Nella dieta è richiesto di abolire completamente il sale in qualsiasi sua forma, sia per la cottura sia per il condimento. Lavori recenti (1) hanno confermato che se in genere è buona cosa ridurre il sale, soprattutto in soggetti ipertesi, per molte altre persone senza fattori di rischio ipertensivo, la eliminazione del sale può portare a danni peggiori del continuare ad usarlo. La risposta è individuale e non può essere assoluta.
– Si afferma che il pomodoro sia uno dei vegetali che induce resistenza insulinica e genera ingrassamento. Non esiste un solo lavoro scientifico che lo affermi, mentre molti lavori dicono esattamente il contrario, come quelli di Tsitsimpiku (2) in cui proprio il pomodoro riduce in modo significativo i fattori di rischio della sindrome metabolica.
–  La rapida perdita di peso che talvolta si ottiene con una dieta dissociata e iperproteica (solo 3 pasti su 24, nella prima fase, contengono carboidrati) porta ad una netta riduzione del metabolismo e ad un adattamento metabolico in riduzione che si mantiene poi per anni, come ha dimostrato Fothergill (3) nel recente lavoro che ha visto la riduzione del metabolismo persistere anche per 6 anni dopo una veloce e rilevante perdita di peso, facilitando, nella quasi totalità delle persone valutate, il ritorno rapido al peso originale.
– Personalmente sostengo i benefici della onnivorità ma l’abuso di carne che viene suggerito è fortemente contrario ai fini del dimagrimento. Mozzaffarian (4) ha documentato sul New England Journal of Medicine i risultati di 20 anni di valutazioni effettuate su oltre 120.000 persone sane, indicando tra i cibi che fanno ingrassare, oltre allo zucchero e alle bevande dolcificate, proprio l’abuso di carne rossa e di carni processate.
– Uno studio svizzero effettuato su 2400 persone (5) ha documentato che unamotivazione autonoma a raggiungere un obiettivo è determinante affinché le scelte di salute e l’aderenza a un programma siano mantenute nel tempo. Tenendo conto, come pubblicato da Courtney (6) che persone con bassa autostima sono ad alto rischio per sintomi depressivi e disturbi del comportamento alimentare. Troop (7) ha inoltre pubblicato i risultati di uno studio inglese che ha documentato una risposta anoressica o bulimica in relazione al tipo di senso di colpa e di vergogna indotto nelle persone con disturbi del comportamento alimentare.
Esistono pertanto dati scientifici che obbligano a valutare con molta attenzione gli effetti di insulti o affermazioni degradanti usati in riferimento all’aspetto fisico anche se accettati in modo esplicito.

Una considerazione su responsabilità inaspettate
Nel caso in cui una persona con disturbi del comportamento alimentare, fragile e già afflitto da sensi di colpa o di vergogna, dovesse subire da chicchessia ingiurie umilianti o degradanti, (nonostante una accettazione espressa) ci sarebbe il documentato rischio di slatentizzare una grave crisi depressiva o crisi bulimiche o anoressiche.

Riferimenti bibliografici:
1) Koneman MC et al,  Curr Treat Options Cardiovasc Med. 2014 Feb; 16(2): 286.
doi:  10.1007/s11936-013-0286-x

2) Tsitsimpikou C et al, Food Chem Toxicol. 2014 Dec;74:9-13. doi: 10.1016/j.fct.2014.08.014. Epub 2014 Sep 3
3) Fothergill E et al, Obesity (Silver Spring). 2016 May 2. doi: 10.1002/oby.21538. [Epub ahead of print]
4) Mozaffarian D et al, N Engl J Med. 2011 Jun 23;364(25):2392-404
5) Hartmann C et al, Psychol Health. 2015;30(8):924-48. doi: 10.1080/08870446.2015.1006223. Epub 2015 Feb 6
6) Courtney EA et al, Eat Behav. 2008 Dec;9(4):408-14. doi: 10.1016/j.eatbeh.2008.06.001. Epub 2008 Jun 10.
7) Troop NA et al, Eur Eat Disord Rev. 2008 Nov;16(6):480-8. doi: 10.1002/erv.858

Attilio Speciani

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