L’incidenza di Parkinson è aumentata negli ultimi 30 anni in relazione alla riduzione del fumo

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Uno studio appena pubblicato su Jama Neurology suggerisce un aumento dell’incidenza di parkinsonismo e malattia di Parkinson tra il 1976 e il 2005, specie negli uomini di 70 anni e più. «Tendenza che va confermata da studi successivi, ma che potrebbe essere associata alla riduzione dell’abitudine al fumo osservata nella seconda metà del ventesimo secolo o ad altre modifiche ambientali e dello stile di vita» afferma il coautoreWalter Rocca, del Department of Health Sciences Research, alla Mayo Clinic di Rochester, Minnesota. «Nel 2008 era stato ipotizzato che il fumo avesse un effetto protettivo sul Parkinson, ma a nostra conoscenza i trend temporali a lungo termine della malattia restano incerti» scrivono gli autori, che hanno verificato incidenza e prevalenza di parkinsonismo e malattia di Parkinson nell’arco di oltre 30 anni in una popolazione americana geograficamente definita residente in Olmstead County, Minnesota. «Dei 906 pazienti con parkinsonismo, 501 erano uomini e 74 anni l’età media di insorgenza dei sintomi, mentre dei 464 pazienti con malattia di Parkinson, 275 erano maschi e l’età media di comparsa della sintomatologia era pari a 73 anni» riprende il ricercatore, che assieme ai colleghi ha constatato che in un trentennio i tassi complessivi di incidenza sono aumentati in modo significativo negli uomini sia per parkinsonismo sia per malattia di Parkinson, specie in età avanzata.

Nessun significativo cambiamento invece, è stato osservato nelle donne durante il medesimo periodo. «Lo studio suggerisce che l’incidenza di parkinsonismo e malattia di Parkinson può essere aumentata tra il 1976 e il 2005, specie negli uomini di 70 anni e più» conclude Rocca. E in un editoriale di accompagnamento Honglei Chen, della Sezione epidemiologica all’Istituto Nazionale di scienze di salute ambientale in North Carolina, commenta: «Questi risultati attestano l’importanza fondamentale di comprendere l’epidemiologia delle malattie neurodegenerative, mettendo in evidenza i contributi unici che derivano dalle analisi longitudinali, ben progettate e di alta qualità, delle cartelle cliniche elettroniche.

Jama Neurol. 2016. doi: 10.1001/jamaneurol.2016.0947
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27323276

Jama Neurol. 2016. doi: 10.1001/jamaneurol.2016.1599 
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27322659

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