Emofilia A, meno infusioni per prevenire i sanguinamenti con tecnica Dna ricombinante

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È il primo trattamento per l’emofilia A, oggi disponibile in Italia, in grado di offrire una protezione prolungata dagli episodi emorragici con infusioni profilattiche praticate ogni 3-5 giorni. Si tratta di Efmoroctocog alfa, proteina ricombinante di fusione costituita dal fattore VIII della coagulazione connesso al dominio Fc dell’immunoglobulina umana IgG-1. Se ne è parlato in un incontro a Milano dove si è fatto il punto sui progressi nel trattamento di questa coagulopatia.

«L’emofilia A è una malattia cronica ancora oggi non guaribile, dovuta al deficit congenito del fattore VIII della coagulazione» ricorda Elena Santagostino, responsabile dell’Uos Emofilia della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano. «Un livello di fattore VIII pari a 1 UI/dL è ritenuta la soglia minima per prevenire gli episodi di sanguinamento. Per alcuni d’altronde non è sufficiente e per garantire un’adeguata protezione si deve ricorrere a somministrazioni endovenose molto frequenti, rendendo la terapia poco accettata». Lo sviluppo di terapie a emivita prolungata è, quindi, il primo importante passo per il miglioramento della qualità di vita delle persone che convivono con l’emofilia A. La tecnologia Fc – è stato spiegato – utilizza la tecnologia del Dna ricombinante per legare una proteina terapeutica alla porzione Fc di un anticorpo naturale IgG-1 e questo permette di prolungare l’emivita del farmaco. Infatti, le cellule endoteliali captano le proteine circolanti tramite un processo di pinocitosi aspecifica. Una volta captate, quasi tutte le proteine sono destinate alla degradazione lisosomiale, dalla quale sono escluse però le proteine legate alla porzione Fc che, pertanto, sono nuovamente riportate dagli endosomi sulla superficie della cellula endoteliale e reimmesse in circolo: ciò determina un prolungamento dell’emivita plasmatica delle molecole terapeutiche mantenendole in circolo più a lungo. All’atto pratico, spiega Flora Peyvandi, dell’Uoc Medicina interna 2, Fondazione Irccs Ca’ Granda Policlinico di Milano, «questo significa che, rispetto agli attuali fattori VIII ricombinanti, si passa da circa 156-182 infusioni all’anno a 104 con l’attuale prodotto, corrispondenti a un 5% in meno».

Soprattutto, evidenza Peyvandi, usare i prodotti a emivita prolungata, dovuta soprattutto a una ridotta clearance, permette di personalizzare la terapia: si può scegliere di usare un metodo convenzionale per avere un through level maggiore oppure di ridurre la frequenza per avere un through level più basso». Alla base dell’approvazione del farmaco nell’Ue ci sono i risultati dei trial di fase 3 A-Long e Kids-A-Long, che hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza di Efmoroctocog alfa in adulti e adolescenti di età superiore a 12 anni e in bambini di età inferiore a 12 anni con emofilia A grave. Con lo studio di estensione a lungo termine Aspire si è visto che il nuovo fattore riesce ad aumentare il livello di protezione senza incrementare il numero di infusioni e a ridurre la frequenza delle somministrazioni senza compromettere i livelli di protezione da sanguinamenti. «Da sottolineare» aggiunge Giovanni Di Minno, docente di Medicina interna dell’Università Federico II di Napoli «che in base a tutti e 3 i trial citati non risulta insorgenza di inibitori e che il tasso annuo di sanguinamento (Abr) con regimi posologici di 25-65 U pro/kg di profilassi settimanale risulta di 1,6 contro 3,6 del metodo tradizionale».

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