Col sospetto di cancro della prostata, la risonanza evita biopsie e sovradiagnosi

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Nei pazienti in cui si sospetta un cancro della prostata, la prescrizione di una risonanza magnetica multiparametrica (MP-RMI) appare efficace nel ridurre del 5% la sovradiagnosi e in misura ancor più significativa (27%) le biopsie inutili: è questa la conclusione di un articolo appena pubblicato su Lancet dal gruppo di studio PROMIS coordinato da Hashim U Ahmed dello University College di Londra. Si stima che oggi vengano eseguite oltre 100.000 biopsie della prostata nel solo Regno Unito, che salgono a circa un milione contando l’intera Europa, sulla base del test dell’antigene prostato-specifico (Psa), la cui scarsa affidabilità in termini di specificità è nota.

«Il cancro della prostata ha forme aggressive e forme innocue. L’attuale esame basato sulla biopsia può essere inaccurato perché i campioni di tessuto sono prelevato a caso. Questo significa che non sempre può confermare se un cancro è aggressivo o no, e che può farsi sfuggire tumori aggressivi» spiega Ahmed. «Per questo alcuni uomini che non hanno il cancro o hanno una forma innocua ricevono alle volte una diagnosi sbagliata, e vengono trattati anche se questo non offre benefici in termini di sopravvivenza, e espone spesso a effetti collaterali. In aggiunta a questi errori di diagnosi, l’attuale biopsia può causare effetti collaterali come sanguinamenti, dolore e infezioni gravi».

Partendo da queste osservazioni i ricercatori hanno sottoposto 576 uomini con sospetto di cancro della prostata a una risonanza multiparametrica seguita da due diversi tipi di biopsia, quella transrettale a guida ecografica (Trus), classica, seguita da una più accurata (template prostate mapping biopsy, Tpm) che è servita come controllo per confrontare l’efficacia dei due approcci. Ahmed e colleghi suggeriscono che la risonanza MP potrebbe essere prescritta per prima, per identificare i pazienti che anziché sottoporsi subito alla biopsia TRUS possono essere semplicemente seguiti nel tempo: «I nostri risultati indicano che si potrebbe ridurre la sovradiagnosi di tumori innocui del 5%, risparmiare una biopsia non necessaria a un uomo su quattro e aumentare dal 48 al 93% la rilevazione delle forme aggressive». Lo studio aveva alcune limitazioni, per esempio perché il fatto di aver eseguito due biopsie consecutive potrebbe aver inficiato la precisione della seconda, e perché non ha valutato il costo-efficacia dell’intervento, che in parte dipende dalla disponibilità di radiologi e apparecchi per la risonanza.

 

Fonte: http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(16)32401-1/fulltext

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